Gedeone, Gianluca e Mirella

Nel quartiere dietro il vecchio aeroporto Gedeone(sei anni), Gianluca(forse 7-8 anni) e Mirella non godono una bella fama. Tutte le disgrazie del quartiere cadono su di loro. Diventano il capro espiatorio per tutto ciò che di negativo succede. L’accusa è che sono stregoni e che fanno tutto il male che vogliono, a chiunque. Vivono con la mamma. Del papà nessuna traccia.

Tempo fa il piccolo gruppo elettrogeno del capo del quartiere aveva un guasto. Non c’era verso di farlo funzionare. Gedeone e Gianluca erano attorno a quel mezzo, incuriositi come ogni bambino davanti ad un mezzo meccanico. La gente non ci mette molto a dire che sono loro ad avere fatto il malocchio e causato questo problema. Qualche giorno più tardi il capo quartiere si ammala. Un’altra occasione a conferma della loro ‘stregoneria’. Infine questo capo muore.
Una notte un gruppo di malintenzionati si decide di farla finita. Quei piccoli stregoni devono morire. Partono con delle torce e appiccano il fuoco alla capanna dove si riposano assieme alla mamma. Il fuoco divora il tetto di paglia in un baleno. La mamma si accorge del pericolo. Apre la porta. Gedeone e Gianluca riescono a scappare, ma quando la mamma raggiunge Mirella, di appena 4 anni, questa è già sotto un tizzone ardente e strilla con tutta la voce che possiede. La mamma riesce a salvarla per un pelo.
All’alba porta la piccola all’ospedale, e, alla luce del giorno, sembra che la situazione non sia tanto grave. Ma se non si paga non si cura. La mamma cerca di racimolare qualcosa perché i medici incomincino a curarla. A dire il vero questa donna si dà da fare. Alleva qualche maiale e riesce a tirare a campare. Non raccoglie molto, ma può bastare per invogliare i medici ad agire. Invece a sera non le si è fatto ancora niente. Due giorni dopo muore. Dalle nostre investigazioni, sembra che nessuno volesse salvarla perché si trattava di una … strega.
La polizia intanto ha ritrovato Gedeone e Gianluca e li porta alla nostra casa St. Laurent. Il loro inserimento non dà nessun problema. Gli altri ragazzini li accolgono come dei nuovi ‘casi’.
Due giorni dopo il loro arrivo incominciano a chiedere notizie della mamma e della sorellina. Vogliono incontrarle. L’educatore che li segue tergiversa un po’, ma la richiesta si fa sempre più insistente col passare del tempo. Si dice loro che sono all’ospedale ma che presto le incontreranno.
Una settimana dopo l’accaduto, la polizia dei minori ci telefona e ci passa la mamma dei due ragazzini. Dice che la piccola Mirella non è stata ancora seppellita e si trova all’obitorio in attesa del funerale. La nostra risposta è semplice. Ci siamo caricati dei due fratellini, e ci sembra che lo Stato, o chi per lui, si prenda carico della piccola e del suo funerale. Il messaggio non passa perché all’indomani la stessa telefonata si ripete. Finalmente, grazie all’intervento della Croce Rossa, la bambina trova degna sepoltura, quasi due settimane dopo la morte.
La domenica successiva a questi fatti, il Vangelo, dopo le istruzioni riguardo al divorzio e ai rapporti in famiglia, ci mostra Gesù che abbraccia i bambini e li presenta a tutti come modelli per accogliere il Regno di Dio. E’ uno scandalo: per gli Ebrei un bambino fino all’età dei 12 anni non conta nulla. Eppure Gesù spezza questa catena di credenze legate ad una cultura per tanti aspetti retrograda, e fa del bambino un modello di discepolo, come tante volte lo ha fatto delle donne, altra categoria disprezzata.
Alla celebrazione eucaristica la chiesa è piena. Sembra proprio che la lettura del Vangelo sia adatta agli avvenimenti della settimana passata. Pongo una domanda: come possiamo condannare dei piccoli di stregoneria, se Gesù li ha scelti come modello, come l’esempio di innocenza assoluta? Con questa domanda  termino l’omelia, ma vorrei ascoltare le loro risposte. Forse, nel mio inconscio ho agito così perché davo per scontata la risposta. Purtroppo anche tanti cristiani non si sono ancora liberati di certi retaggi culturali che fanno a pugni con il Vangelo. Abbiamo tanto letto e ascoltato sulla necessità di inculturare il messaggio evangelico, ma credo che si debba anche evangelizzare la cultura. Tutte le culture, anche quelle occidentali o del Nord del mondo, perché tanti aspetti non si aprono all’azione rinnovatrice della Parola di Dio.
Vi chiedo una preghiera per la piccola Mirella che certamente è tra le braccia del Padre, per Gedeone e Gianluca che devono far fronte alla notizia della morte della sorellina, per la loro mamma che per certa gente sarà sempre la mamma di stregoni, ed anche per il papà ‘assente’. Chissà se alla notizia dell’accaduto si sarà reso conto che ha dei figli!?!
Chiedo al Signore di darmi un po’ della sua misericordia per accogliere le piccole vittime di queste deviazioni culturali di comodo, e di avere il coraggio di denunciarle, con rispetto, ma con fermezza. Sono certo che anche voi pregherete per questo, e ve ne ringrazio.